4,7 milioni di italiani fanno volontariato
Dai dati Istat 2023, un ritratto del fenomeno: volontariato organizzato e autonomo, competenze messe in campo e motivazioni di chi sceglie di donare il proprio tempo.
Ventunesima regione d'Italia
4,7 milioni di persone in Italia, ovvero quasi 1 adulto su 10, fa volontariato: significa quasi sicuramente conosci qualcuno che lo fa, e se non conosci nessuno, probabilmente il volontario sei tu. È come se ogni singolo abitante del Veneto, anziano o bambino, dedicasse parte del proprio tempo a fare qualcosa per gli altri. Non per lavoro, non per dovere, ma per scelta.
Cosa significa "fare volontariato"?
Tipologie di volontariato in Italia
Per molti vuol dire partecipare ad attività promosse da un’associazione, una cooperativa o un ente di pubblica utilità: ad esempio, aiutare in una mensa solidale, organizzare un torneo sportivo per ragazzi con disabilità, o dare una mano in biblioteca. Questo tipo di impegno, che avviene dentro contesti strutturati, prende il nome di volontariato organizzato e riguarda oltre 3.2 milioni di persone.
Ma il volontariato non si fa solo dentro una sede con un logo. C’è anche chi, senza appartenere a un gruppo, offre il proprio tempo in modo diretto: aiutando un conoscente, come un anziano del quartiere con la spesa, la comunità o l’ambiente, per esempio partecipando a una raccolta di rifiuti nel parco. È il cosiddetto volontariato non organizzato (spontaneo e autonomo), e coinvolge circa 2.5 milioni di persone.
Un numero crescente di cittadini unisce entrambe le forme: fanno volontariato dentro un’associazione ma anche fuori, in modo autonomo. Sono circa 1 milione, e raccontano un modo nuovo di essere volontari - meno incasellato e più fluido.
Un valore potenziale di oltre 1 miliardo di euro
In un mese, i 4,7 milioni di volontari italiani hanno offerto un totale di oltre 84 milioni di ore: tempo passato a organizzare, assistere, ascoltare, pulire, insegnare, trasportare, accompagnare. Se queste ore fossero state retribuite, equivarrebbero a oltre 527 mila persone impiegate a tempo pieno per un mese, con un valore economico stimato superiore a 1 miliardo di euro. Mezzo milione di persone che tengono in piedi biblioteche, centri sportivi, ambulanze, progetti educativi e molto altro - gratuitamente.
Non solo buona volontà: tempo e relazioni
Nel 2023, milioni di volontari hanno svolto ruoli che somigliano, a tutti gli effetti, a veri e propri mestieri.
Medici, insegnanti, avvocati, musicisti, giornalisti: l’8% dei volontari italiani mette a disposizione competenze professionali di alto livello. Ma accanto a loro ci sono anche animatori, istruttori sportivi, catechisti, assistenti sociali, guide, figure che operano nell’educazione, nel tempo libero, nella cura. Non mancano attività di supporto fondamentali: una persona su quattro aiuta bambini, anziani o malati, fa turni in cucina, o si occupa dell’accoglienza.
Un altro 5% svolge compiti d’ufficio: risponde al telefono, tiene la contabilità, gestisce pratiche e burocrazia. E poi ci sono gli autisti di ambulanze o di mezzi sociali, che rappresentano circa il 4% dei volontari organizzati.
Anche le attività manuali (agricoltura, artigianato) e i lavori “semplici” sono presenti, soprattutto tra chi opera in modo non organizzato: fare una spesa per qualcuno, dare una mano a montare le sedie per un evento, pulire uno spazio comune. Questo tipo di volontariato è il più frequente tra chi lo fa in modo autonomo.
C’è anche chi guida i gruppi: circa 1 volontario su 20 ricopre un ruolo di direzione o responsabilità in un’associazione.
Il volontariato cambia chi lo riceve e chi lo fa
Italiani che fanno volontariato organizzato
Cosa spinge milioni di persone, ogni anno, a fare volontariato? Nel caso del volontariato organizzato, le motivazioni più frequenti sono valoriali: credere in una causa e condividere gli ideali di un’organizzazione (31,1%), contribuire al bene comune (21,5%). Per 1 volontario su 10 anche la dimensione spirituale gioca un ruolo importante. Ci sono anche motivazioni più personali: stare con gli altri, sentirsi parte di una rete, oppure essere stati coinvolti da amici o familiari.
Chi fa volontariato autonomo e spontaneo si muove spesso per bisogni concreti: rispondere a un’emergenza (27,5%), aiutare una persona fragile (24,6%), coprire un vuoto dove nessuno arriva.
E cosa ci si porta a casa, dopo?
Per oltre 1 volontario su 4, il primo effetto è un miglioramento del proprio benessere personale. Per 1 su 5, il volontariato allarga le relazioni sociali. Altri raccontano che cambia il modo di guardare le cose o rafforza il senso civico.
Numeri che dicono una cosa semplice: il volontariato non è solo ciò che si dà agli altri, ma anche quello che torna indietro - sotto forma di relazioni, senso, appartenenza.



