Gli Enti del Terzo Settore in Italia: chi sono, quanti sono, come si organizzano
I dati del RUNTS aggiornati a Maggio 2026 restituiscono il profilo di un settore polarizzato, con una base associativa molto ampia.
Cosa sono gli ETS
Nel linguaggio comune si tende a usare "non profit" e "Terzo Settore" come sinonimi. Non lo sono. Il non profit è una categoria che include tutte le organizzazioni private che non distribuiscono utili e che hanno scopo ideale: dalle associazioni sportive dilettantistiche ai partiti politici, dagli enti ecclesiastici alle fondazioni di origine bancaria.
Gli Enti del Terzo Settore (ETS) sono invece un sottoinsieme delle organizzazioni non profit e rispondono a certe caratteristiche.
Gli ETS sono organizzazioni private che non operano per distribuire utili, ma per perseguire obiettivi di interesse collettivo – civici, solidaristici o socialmente utili – attraverso lo svolgimento stabile di una o più attività riconosciute dalla legge come di interesse generale (Codice del Terzo Settore - d.lgs 117/17). È con l’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) che questa scelta prende forma in modo ufficiale, permettendo agli enti di accedere a un regime normativo di favore, fisco incluso.
I soggetti che non possono essere ETS sono: gli enti pubblici, i partiti politici, i sindacati, le associazioni di categoria e professionali, le fondazioni di origine bancaria, gli enti religiosi che svolgono esclusivamente attività di culto, le società ad esclusione delle Imprese sociali.
Le tipologie: una famiglia con molte anime
Ogni ETS, in base alle proprie caratteristiche, rientra in una delle sette qualifiche previste dalla legge.
ODV — Organizzazione di Volontariato: opera in prevalenza per terzi, con una vocazione all'assistenza sociale, alla promozione del volontariato e ai servizi sanitari. L'attività è svolta soprattutto da volontari; i lavoratori retribuiti possono essere presenti solo in misura limitata e comunque non possono essere soci.
APS — Associazione di Promozione Sociale: nasce per operare con e per i soci ma può realizzare attività per terzi. Si focalizza storicamente su attività culturali, artistiche, ricreative e di promozione sociale. Può avvalersi di lavoratori retribuiti in misura più ampia rispetto alle ODV.
Impresa Sociale: forma imprenditoriale con finalità di interesse generale. È l'unica categoria di ETS che può distribuire utili, entro vincoli molto stretti. Comprende le cooperative sociali e le società.
Ente Filantropico: eroga beni, servizi o denaro a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale utilizzando in prevalenza entrate quali donazioni, lasciti e rendite.
Società di Mutuo Soccorso (SOMS): forma storica di solidarietà tra lavoratori, oggi integrata nel quadro del Codice del Terzo Settore.
Altri ETS: gli enti che non si riconoscono nelle qualifiche precedenti si iscrivono in questa sezione.
Rete Associativa: aggrega altri ETS per supportarli, rappresentarli e coordinarli, svolgendo una funzione di raccordo e indirizzo.
Distribuzione degli ets per tipologia
La distribuzione territoriale: Nord prevalente, con numeri consistenti anche nel Sud
La distribuzione regionale degli ETS mostra una concentrazione significativa nelle regioni più popolose. Non a caso, le prime quattro regioni per numero di ETS sono anche quelle che rientrano nella top 10 per numero di abitanti secondo i dati Istat: Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Toscana. E’ qui che si concentrano oltre il 39% di tutti gli ETS italiani.
Vale però la pena notare che regioni come il Trentino-Alto Adige, pur con numeri assoluti più contenuti, mostrano una densità di enti per abitante tra le più alte d'Italia: un segnale che il tessuto associativo è legato non solo alla dimensione demografica, ma anche a fattori storici, culturali e di capitale sociale territoriale.
Densità associativa per regione - enti ogni 10.000 abitanti
La forma giuridica: il dominio delle associazioni
Oltre il 77% degli ETS non ha personalità giuridica e la forma giuridica più diffusa è di gran lunga quella associativa: le associazioni rappresentano infatti l'80,5% degli ETS iscritti (116.514 enti). Seguono le società cooperative (19.609, pari al 13,5%) e le fondazioni (4.747, pari al 3,3%).
Gli ETS sono in larga parte costituiti come associazioni non riconosciute, il che significa che gli amministratori possono essere chiamati a rispondere personalmente e solidalmente delle obbligazioni dell'ente. Il Codice del Terzo Settore ha semplificato l'ottenimento della personalità giuridica tramite l'iscrizione al RUNTS, ma i dati mostrano che questa opportunità è ancora largamente sottoutilizzata.
Le Reti Associative: la governance del settore
67 reti, un mondo per uomini di quasi 60 anni: sugli oltre 140mila enti iscritti al RUNTS, 67 sono Reti Associative: gli organismi che aggregano molti ETS, ne rappresentano gli interessi e ne orientano le politiche.
I dati mostrano un profilo demografico in netto contrasto con la base del settore: la governance delle Reti è maschile all'86,6%, con un'età media di 59,5 anni. Un divario generazionale e di genere che solleva una questione strategica sulla rappresentatività e sul futuro ricambio della leadership, in un settore che vede invece un'ampia partecipazione femminile e un recente afflusso di giovani, specialmente nel volontariato.
Le attività più frequentemente realizzate dalle Reti sono la promozione della cultura del volontariato (59 reti), i servizi strumentali agli ETS (49 reti), l'educazione e la formazione professionale (46 reti) e la tutela dei diritti (41 reti).



