L'amministrazione condivisa in Italia: 1 Comune su 10 la usa, ma solo per il sociale.
Un'analisi dei dati dal 2021 al 2024 rivela che, sebbene in crescita, la collaborazione tra Comuni ed Enti del Terzo Settore rimane un fenomeno concentrato al Nord e focalizzato quasi esclusivamente sulle politiche di welfare. E l'iniziativa parte quasi sempre dal pubblico.
L'amministrazione condivisa, introdotta formalmente dal Codice del Terzo Settore nel 2017, rappresenta un modo nuovo di collaborare tra Pubblica Amministrazione (PA) ed Enti del Terzo Settore (ETS) per rispondere ai bisogni delle comunità. Ma a che punto siamo? I dati raccolti da Fondazione Terzjus ci offrono una prima fotografia completa del fenomeno, analizzando oltre 3.000 avvisi pubblici emessi tra il 2018 e il 2024.
Il risultato è un quadro in crescita, ma con forti asimmetrie. La collaborazione c'è, ma non per tutti e non dappertutto.
Un boom di avvisi, ma quasi solo di co-progettazione
Dal 2020, il numero di avvisi è cresciuto in modo esponenziale, con quasi 1.500 pubblicazioni solo negli ultimi due anni. Questo indica che il modello si sta diffondendo. Tuttavia, la quasi totalità degli avvisi (l'89,7%) riguarda la co-progettazione, ovvero la fase di realizzazione di interventi specifici, mentre la co-programmazione, la fase strategica in cui si definiscono insieme i bisogni e gli obiettivi, rappresenta solo il 10,3% dei casi. Questo suggerisce uno sbilanciamento verso la dimensione attuativa a scapito di quella strategica.
Di quelle 1500 pubblicazioni il
I Comuni protagonisti, ma il Sud è in ritardo
Sono i Comuni i veri motori dell'amministrazione condivisa: da soli o in forma associata (ambiti, distretti, consorzi) pubblicano oltre l'80% degli avvisi. Le Regioni e le Aziende Sanitarie seguono a grande distanza.
La geografia della collaborazione, però, non è uniforme. Quasi la metà degli avvisi (49,8%) proviene dal Nord Italia, seguito dal Mezzogiorno (26,7%) e dal Centro (23,6%). In particolare, quattro regioni — Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte — concentrano da sole oltre la metà di tutti gli avvisi pubblicati in Italia.
I dati mostrano una forte correlazione tra la densità di Enti del Terzo Settore sul territorio e il numero di avvisi: dove c'è un tessuto associativo più ricco, si collabora di più. Ma non è l'unico fattore. Regioni come Toscana ed Emilia-Romagna mostrano una propensione alla co-progettazione superiore alla media, probabilmente grazie a una cultura amministrativa più consolidata e a normative regionali specifiche.
Si collabora quasi solo sul sociale
L'analisi dei temi oggetto degli avvisi mostra una netta prevalenza delle politiche sociali. Oltre la metà delle co-progettazioni riguarda le aree della disabilità e non autosufficienza, povertà ed esclusione sociale, minori e giovani, integrazione e inclusione. Solo il 10-11% degli avvisi tocca settori diversi dal welfare, come la cultura o la rigenerazione urbana.
Distribuzione dei settori di policy nell'amministrazione condivisa
Un valore economico molto variabile
Quanto vale una co-progettazione? I dati mostrano una grandissima variabilità. L'importo medio si attesta intorno ai 660.000 euro1, ma si va da micro-interventi da 1.500 euro a grandi progetti che sfiorano i 22 milioni di euro. Questo dimostra la grande flessibilità dello strumento.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha dato un impulso significativo, specialmente nel 2022, con avvisi dal valore medio molto più alto (1.8 milioni di euro) rispetto a quelli non finanziati dal Piano (503.000 euro). Dal 2023, con l'allocazione delle risorse agli enti territoriali, il numero di co-progettazioni locali è aumentato, ma con una dimensione economica più contenuta.



