Chi lavora nel sociale,
i numeri e il racconto
di chi lavora nel Terzo Settore

Contratti part time, salari mediani sotto i 13mila euro l'anno, un settore che assume soprattutto donne: dietro i numeri del lavoro nel Terzo Settore c'è anche chi ha scelto di reinventarlo, come Ugo Bressanello, manager della new economy diventato fondatore di Domus de Luna, la rete che a Cagliari costruisce percorsi di inserimento lavorativo per famiglie e ragazzi fragili.

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Dal web al Terzo settore: la nuova luna di Ugo Bressanello

Da manager della new economy a fondatore di Domus de Luna: la storia di Ugo Bressanello che ha trasformato competenze imprenditoriali, risorse e visione in una rete di accoglienza, lavoro e riscatto per bambini, famiglie e persone fragili.

Lo chiamo il "buon egoismo". Ti senti bene, facendo il bene.

C'è la voglia di innovare, dare risposte diverse a problemi che esistono da molto tempo.

La linea telefonica cade più volte. Ugo Bressanello è in treno, diretto a Milano. Il suo racconto si interrompe e riprende. Anche la sua vita è un viaggio: un itinerario tra città, esperienze lavorative e scelte esistenziali. Figlio di un esule istriano trasferitosi a Roma, oggi Ugo Bressanello vive a Cagliari. Lo spostamento, il cammino, vivere nelle ferite della storia e nelle frontiere dell'incontro con il disagio sociale sembrano inscritti nel suo Dna. Eppure, la sua è stata anche una scoperta maturata lentamente. Amministratore delegato di Exite Italia, vicepresidente di Tiscali, responsabile delle attività web e media del gruppo in diversi Paesi Europei, ha ricoperto anche altri incarichi nel nuovo mondo di Internet tra Roma, Milano e Torino. Era un manager abituato a correre, innovare, aprire strade, fornire servizi quando il digitale era ancora una frontiera. La svolta arriva durante un anno sabbatico: pensava di concedersi una pausa dopo una carriera intensa e pioneristica. Invece, cambiò vita per sempre. «Ero felice – racconta – dell'esperienza lavorativa fatta. Ho conosciuto persone straordinarie, ho trovato una tranquillità economica e ho sviluppato competenze che mi sono state utili in seguito».

Ugo Bressanello abbraccia sorridente due bambini in uno spazio all'aperto di Domus de Luna

Per motivi di lavoro viveva a Cagliari. E con la Sardegna arrivò anche un'altra frontiera: non più quella tecnologica, ma quella sociale. Una frontiera meno visibile, fatta di bambini fuori famiglia, madri in difficoltà, famiglie fragili, istituzioni lente, povertà, solitudini. Un mondo che Bressanello racconta di aver scoperto quasi con stupore. Prima di avvicinarsi a quelle storie, pensava che i minori accolti nelle strutture fossero soprattutto orfani. Poi capì che la realtà era molto più complessa: bambini e ragazzi allontanati dalle famiglie per proteggerli da maltrattamenti, abusi, trascuratezza e ferite profonde. «Nasce dentro - spiega - il desiderio di fare qualcosa di utile. Lo chiamo il "buon egoismo". Ti senti bene, facendo il bene. E poi c'è la voglia di innovare, dare risposte diverse a problemi che esistono da molto tempo». È una visione in linea con il principio di sussidiarietà, previsto dall'articolo 118 della Costituzione italiana, dove i cittadini e le loro organizzazioni possono concorrere direttamente alla realizzazione dell'interesse generale, con il sostegno delle istituzioni.

Un'educatrice tiene in braccio una bambina in uno spazio all'aperto di Domus de Luna, mentre altri bambini giocano sullo sfondo

La svolta personale nasce anche da un'esperienza familiare. Bressanello e la moglie Petra Paolini hanno tre figli e, attraverso un percorso di adozione, entrano in contatto con il sistema dei vecchi istituti per minori. In quegli anni la legge ne prevedeva la chiusura. «Si chiedeva – ricorda Bressanello – la chiusura senza avere già costruito una rete di case famiglia e comunità per accogliere i bambini. Ancora oggi sono oltre trentamila i minori che vivono fuori da una famiglia in Italia». C'era un vuoto da colmare. E davanti a quel vuoto Bressanello decide di fare ciò che aveva sempre fatto nella sua vita professionale: non aspettare che qualcun altro trovi la soluzione. Nel 2005 nasce così Domus de Luna, a Cagliari. All'inizio non è un grande progetto strutturato, ma una casa. Una possibilità concreta di accoglienza a sostegno dell'infanzia e dell'adolescenza a rischio, a sostegno delle famiglie in difficoltà e alle persone fragili. La prima comunità prende forma a Quartucciu, in una casa campidanese scelta con cura: un cortile ampio, alberi, spazio per correre e giocare, ma anche mura capaci di proteggere.

Un operatore con la maglietta di Domus de Luna raccoglie ortaggi nei campi della Fattoria Molto Sociale

Si tratta di una iniziativa fuori dagli schemi in una periferia esistenziale. La Sardegna è nota per il mare incontaminato, acque cristalline, spiagge prestigiose. È terra di turismo, di grandi bellezze naturalistiche, di eccellenze enogastronomiche, ma è inserita in un contesto sociale simile al resto del Meridione d'Italia. «Accanto alla bellezza – commenta Bressanello – esistono fragilità profonde. Molte risposte ai drammi sociali erano basate sull'assistenzialismo che rischiando di creare un legame contorto tra politica, amministrazione, servizi e cittadini». A quel tempo, all'inizio, molti gli dicevano: «Ma così chiedi la Luna?». Proprio quella provocazione diede il nome alla prima attività, la Domus de Luna, la Casa della Luna, il luogo dei sogni impossibili, del guardare lontano, dell'uscire dalla propria zona comfort, del gettare il cuore oltre l'ostacolo. È un sasso lanciato in uno stagno. Come cerchi concentrici si generano tante altre iniziative che abbracciano le persone a 360 gradi, in tanti aspetti della loro vita quotidiana.

In oltre 20 anni di attività nascono Sa Domu Pitticca, un ambulatorio per il sostegno psicologico; l'Exmè, un centro polifunzionale dove bambini e ragazzi possono trovare un'alternativa alla strada; la Polisportiva Popolare per lo sport integrato, la Locanda, il Circolo e il Rifugio dei Buoni e Cattivi per l'inserimento lavorativo; Codice Segreto per l'autonomia dei ragazzi con disabilità, la Fattoria Molto Sociale per prendersi cura della terra; l'Oasi WWF del Cervo e della Luna dove si offrono servizi enogastronomici e ricettivi e la Casa dei Sogni per le vacanze nella natura e al mare. Oggi la rete comprende diverse organizzazioni del Terzo Settore che lavorano in modo integrato, coinvolgono 225 lavoratori, 215 volontari e operano contemporaneamente su accoglienza, salute mentale, inserimento lavorativo, lotta alla povertà, disabilità e tutela ambientale. A questi si aggiungono più di 20 volontari di competenza, professionisti che, credendo in Domus de Luna, mettono a disposizione le loro competenze probono. Domus de Luna diventa così progressivamente una rete capace di tenere insieme cura e lavoro, protezione e responsabilità, fragilità e riscatto. Il punto centrale del metodo Bressanello è unire cuore e testa. Il cuore è l'accoglienza, la gratuità, la relazione, la capacità di non voltarsi dall'altra parte. La testa è l'organizzazione, la sostenibilità economica, l'efficienza, la misurazione delle risorse, la cura dei processi. Bressanello porta nel Terzo settore ciò che aveva imparato nel profit: l'attenzione quasi "maniacale" a non sprecare, la capacità di innovare, il gusto per le soluzioni nuove, il saper imparare dai propri errori che «ti costringono a modificare il tuo modo di agire», ma anche il bisogno di avere sempre un "paracadute", cioè un modo per sperimentare senza mettere a rischio ciò che si è costruito. «Bisogna avere un processo, una cura e una capacità di gestione del rischio», sintetizza.

Un bambino gioca con maschere di carta durante un laboratorio creativo del centro Exmè
Ragazzi giocano a calcio a cinque della Polisportiva Popolare davanti a un grande murale

In Domus de Luna assistiamo ad una "contaminazione" tra Terzo settore e impresa, uno dei passaggi decisivi per lo sviluppo dell'economia sociale. Non si tratta di una fusione tra profit e non profit, bensì di uno scambio reciproco di pratiche, valori e modelli organizzativi, capace di generare per entrambi maggiore valore economico e sociale. Questa contaminazione è bidirezionale: da un lato, il Terzo settore può trasmettere alle imprese una cultura orientata all'impatto sociale, alla partecipazione, alla sostenibilità e alla responsabilità verso la comunità; dall'altro, le imprese possono mettere a disposizione del Terzo settore competenze manageriali, capacità di innovazione, modelli organizzativi, efficienza gestionale e strumenti per rafforzarne la sostenibilità economica. Una delle ricadute più concrete di questo scambio è rappresentata dal volontariato di competenza, una forma di "contaminazione positiva" che ha sempre caratterizzato l'esperienza di Domus de Luna. Professionisti provenienti dal mondo aziendale mettono infatti a disposizione, in modo gratuito e volontario e con il sostegno delle imprese di appartenenza, il proprio patrimonio di competenze ed esperienze, contribuendo allo sviluppo dell'organizzazione e alla realizzazione della sua missione sociale.

Bambini ed educatrici giocano con palloncini e bolle di sapone nel cortile di una comunità di Domus de Luna
Operatori di Domus de Luna con le cassette di ortaggi della Fattoria destinati alla Locanda dei Buoni e Cattivi
La brigata di cucina del Rifugio dei Buoni e Cattivi, progetto di inserimento lavorativo di Domus de Luna

Nella nuova frontiera c'è anche il domani: «L'attenzione - chiosa Bressanello - a ciò che verrà dopo di noi con un percorso partecipato, in cui ci sia carità, ma anche un modo di ragionare e di produrre valore e servizi il più possibile concentrato, armonioso e condiviso». «Il sociale - continua Bressanello - non può ridursi ad assistenzialismo. Chi riceve aiuto non deve essere considerato un utente passivo, ma una persona capace di partecipare. Anche un gesto semplice, come dare una mano quando si ritira la spesa, può restituire dignità e creare reciprocità». È una visione che vuole costruire comunità, non dipendenza e assistenzialismo. Le storie che restano nel cuore di Bressanello sono spesso storie di cambiamento. Famiglie che ritrovano stabilità grazie a un lavoro. Ragazzi con disabilità che conquistano piccoli grandi pezzi di autonomia. Bambini cresciuti fuori famiglia che diventano adulti. Detenuti che, una volta usciti dal carcere, trovano una possibilità di riscatto. Nel 2023 il presidente Sergio Mattarella lo nomina Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È il riconoscimento pubblico di una scelta privata diventata bene comune: lasciare una carriera di successo non per fuggire dall'impresa, ma per portarne il meglio dentro il sociale.

Volontari di Domus de Luna preparano le cassette della spesa solidale per le famiglie in difficoltà
Ugo Bressanello riceve dal Presidente Sergio Mattarella l'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana

La storia di Ugo Bressanello non è quindi la favola del manager che abbandona il business per fare volontariato. È qualcosa di più complesso e più interessante: è la storia di un imprenditore che cambia destinazione alla propria competenza. La mette al servizio di bambini, madri, famiglie, giovani, detenuti, persone fragili, tutela dell'ambiente. E dimostra che l'impresa sociale può essere insieme efficiente e umana, concreta e visionaria, rigorosa e piena di tenerezza. «Ho imparato – conclude Bressanello – che la vita è bella da vivere, anche nei momenti di grande difficoltà. Se riesci a respirare e a tenere dritto il timone, prima o poi la burrasca passa e torna il sole. La speranza è saper guardare oltre».

Articolo di

Redazione Terzjus

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