Chi lavora nel sociale,
i numeri e il racconto
di chi ha scelto il Terzo Settore

Contratti part time, salari mediani sotto i 13mila euro l'anno, un settore che assume soprattutto donne: dietro i numeri del lavoro nel Terzo Settore c'è anche chi ha scelto di reinventarlo, come Ugo Bressanello, manager della new economy diventato fondatore di Domus de Luna, la rete che a Cagliari costruisce percorsi di inserimento lavorativo per famiglie e ragazzi fragili.

Pubblicato il

Il lavoro nel Terzo Settore: luci e ombre di un settore che cresce

Oltre 850mila persone lavorano oggi in un ente del Terzo Settore, con una crescita del 25% in sei anni e una presenza sempre più femminile. Un'occupazione concentrata quasi ovunque nelle imprese sociali e con salari spesso sotto la soglia della dignità.

Fonte-INPS, Rapporto Annuale XXV, Anno 2026

Nel 2025 gli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS erano 140.273. Al loro interno lavoravano 855.887 persone: un mondo occupazionale che vale circa il 4,5% di tutta l'occupazione del settore privato italiano, ma che resta in gran parte invisibile nel dibattito pubblico.

Il ricorso al lavoro retribuito non è però uniforme: solo il 21% circa degli ETS (29.537 enti) ha almeno un dipendente o collaboratore. Il restante 79% si regge quasi esclusivamente sul volontariato: un dato che da solo racconta due Terzo Settore diversi, uno strutturato e uno fondato sulla gratuità.

Di seguito la distribuzione dei dipendenti per sezione RUNTS su dati 2024: pur non essendo il dato 2025, questa tabella ci permette di osservare gli impatti delle diverse tipologie.

Enti del Terzo Settore e lavoratori per sezione di iscrizione al RUNTS. Anno 2024

Sezione RUNTSN. ETS al 31/12/2024Lavoratori con almeno un contributo nel 2024
V.A%di cui con almeno un dip.V.A
Imprese sociali22.78717,362,7%696.195
Organizzazioni di volontariato38.03928,911,5%36.597
Associazioni di promozione sociale59.96045,68,6%32.150
Enti filantropici3290,337,4%1.769
Società di soccorso1600,16,9%101
Altri ETS10.1557,724,8%50.687
Totale sezioni131.430100,020,2%817.499

Le imprese sociali, un settore nel settore

Le imprese sociali (incluse le cooperative sociali) sono il 15,5% degli enti iscritti al RUNTS (21.703 enti, dati 2025). I dati 2025 confermano il forte impatto di questi soggetti sul numero dei lavoratori occupati: le imprese sociali infatti da sole impiegano l'83,2% di tutta la forza lavoro del Terzo Settore (712.481 lavoratori). È il segno di un settore fortemente polarizzato: da un lato una minoranza di enti a vocazione imprenditoriale, dall'altro una maggioranza di organizzazioni che si regge sul volontariato.

Grazie ai dati del 2024 è possibile capire meglio dove sono occupati all'interno delle imprese sociali i lavoratori e la tipologia di rapporto di lavoro. La quasi totalità di questi lavoratori (96,6%) è impiegata in società cooperative. Sono invece marginali, anche se in crescita, le altre forme d'impresa sociale: società di capitali, associazioni, fondazioni.

Lavoratori del Terzo Settore per forma giuridica e tipo rapporto di lavoro. Sezione Imprese sociali. Anno 2024

Forma giuridicaLavoratori dipendenti settore privato non agricoloOperai agricoliCollaboratori gestione separataTotale
v.a.%v.a.%v.a.%v.a.%
Società cooperativa637.42996,88.97398,525.91691,0672.31896,6
Società di capitali14.5332,21341,51.6956,016.3622,4
Associazione1.9460,3--5041,82.4500,4
Fondazioni, enti religiosi e altri enti3.4940,5--1890,73.6830,5
Altre società1.2090,230,01700,61.3820,2
Totale imprese sociali658.611100,09.110100,028.474100,0696.195100,0

Una crescita costante, anche dopo il Covid

Tra il 2019 e il 2025 l'occupazione negli ETS è cresciuta del 25,3%, circa 173.000 lavoratori in più in sei anni. Nell'ultimo anno la crescita è stata del 4,3%. Il rallentamento durante la pandemia è stato contenuto.

Cresce, e più del doppio rispetto ai contratti dipendenti, il ricorso a collaboratori della gestione separata (+64,6% dal 2019; +5,2% nell'ultimo anno): un segnale di maggiore flessibilità, ma anche di maggiore precarietà. In diminuzione nell'ultimo anno (-2,3%) gli operai agricoli, poco più di 9.000.

Numero di lavoratori del Terzo Settore per categoria lavorativa. Periodo 2019-2025

AnniDipendenti privati non agricoliTasso di crescita Dip. privati non agricoli YoYOperai agricoliTasso di crescita Operai agricoli YoYCollaboratori Gestione SeparataTasso di crescita Coll. Gest. Sep. YoYTotale dei lavoratori
2019645.024-%9.248-%28.703-%682.975
2020646.7210,3%9.018-2,5%29.2591,9%684.998
2021674.7624,3%9.5786,2%32.39610,7%716.736
2022712.3305,6%9.344-2,4%39.57322,2%761.247
2023736.0703,3%9.4551,2%40.5382,4%786.063
2024766.5474,1%9.247-2,2%44.91010,8%820.704
2025799.5974,3%9.035-2,3%47.2555,2%855.887

Che lavoro fanno: dipendenti, ma spesso part time

Il 94,5% dei lavoratori del Terzo Settore ha un contratto da dipendente, una quota superiore a quella del resto dell'economia privata. Il tempo indeterminato riguarda il 67% dei contratti da dipendente, un indicatore di maggiore precarietà contrattuale rispetto alla media del settore privato.

Il part time si conferma la vera linea di frattura: riguarda il 64% dei lavoratori nell'anno, con una netta prevalenza femminile (quota donne prossima all'80% contro una quota del 20% di lavoratori part-time di genere maschile).

Un lavoro (soprattutto) femminile

Quasi tre lavoratori su quattro del Terzo Settore sono donne: 622.937 su 855.887, il 72,8% del totale. Non è un dato concentrato in una nicchia. La quota femminile resta sopra il 70% in tutte le fasce d'età fino a 64 anni, in tutte e tre le tipologie contrattuali e in tutte e quattro le aree geografiche, con scarti minimi tra Nord-Ovest (72,9%), Nord-Est (73,0%), Centro (72,1%) e Sud e Isole (72,9%).

Dove la presenza femminile cresce ancora è nel lavoro a orario ridotto e nelle mansioni impiegatizie: le donne sono il 79,3% di chi ha avuto almeno un periodo di part-time nell'anno e il 79,5% degli impiegati. Dove invece scende è nelle posizioni più stabili per continuità oraria e nelle fasce più anziane: 61,6% tra chi lavora solo full-time, 68,5% tra i collaboratori, 60,3% oltre i 65 anni. Il quadro che ne esce è quello di un settore a maggioranza femminile in ogni sua articolazione, ma con una composizione che cambia proprio dove cambiano le condizioni di lavoro.

Come si distribuiscono le lavoratrici e i lavoratori del Terzo Settore. Quota sul proprio genere, anno 2025

Come si distribuiscono le lavoratrici e i lavoratori del Terzo Settore. Quota sul proprio genere, anno 20250%25%50%75%100%48,8%45,2%Da 35 a 54 anni (classi di età)64,3%60,2%Tempo indeterminato (contratto)69,7%48,7%Con part-time nell'anno (orario)48,8%33,7%Impiegati/e (qualifica)
  • Donne
  • Uomini

Le retribuzioni: sotto la soglia del lavoro povero

Nel 2025 un lavoratore del Terzo Settore ha percepito dal proprio ente 13.675 euro medi l'anno. Per i soli dipendenti il valore è di 14.034 euro, per i collaboratori della Gestione Separata scende a 7.542 euro. La soglia convenzionale del lavoro povero, pari a due terzi della retribuzione mediana dei dipendenti italiani (24.432 euro nel 2025), si colloca a 16.288 euro: il settore resta sotto quella linea anche nella configurazione più favorevole, quella dei 639.293 lavoratori che nell'anno hanno avuto solo questo impiego, fermi a 15.539 euro. Gli altri 216.594 integrano altrove: dal Terzo Settore ricavano 8.173 euro, meno della metà dei 17.110 che mettono insieme complessivamente. Il caso più critico sono i 23.762 collaboratori senza altre entrate, a 9.486 euro l'anno.

Una parte di questo divario non è paga oraria ma tempo di lavoro: il 64% degli occupati del settore ha avuto almeno un periodo di part-time nell'anno, contro il 29,4% che ha lavorato solo a tempo pieno, e le retribuzioni annue ne risentono direttamente. Resta che, a fine anno, per la maggior parte di chi lavora nel Terzo Settore il reddito da quell'attività non arriva alla soglia.

Retribuzione media annua nel Terzo Settore e soglia del lavoro povero. Anno 2025

Retribuzione media annua nel Terzo Settore e soglia del lavoro povero. Anno 20250 €5.000 €10.000 €15.000 €20.000 €25.000 €30.000 €15.539 €Chi lavora solo nelTerzo Settore14.034 €Dipendenti13.675 €Media del settore7.542 €Collaboratori GestioneSeparataSoglia del lavoro povero16.288 €Mediana nazionaledei dipendenti 24.432 €

Focus sul lavoro nel mondo sportivo

Il Rapporto INPS, grazie alla collaborazione con Fondazione Terzjus ETS, quest'anno coinvolge anche lo sport dilettantistico, comparto investito dalle recenti riforme legislative. Al 31 dicembre 2025 risultano iscritti al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche (RASD) 113.043 enti, con una dominanza netta delle Associazioni sportive dilettantistiche (102.880 enti, il 91% del totale). Gli enti che operano come datori di lavoro sono 21.010, per 114.969 occupati complessivi, all'interno dei quali si isola la figura dello "sportivo del settore dilettantistico": 70.662 unità, il 61,5% del totale. I tassi di crescita sono a doppia cifra: mentre l'occupazione generale del comparto sale del 4,3% rispetto al 2024, la platea dei soli lavoratori sportivi compie un balzo dell'11,6%, e all'interno di questa crescita i dipendenti arretrano dell'11,2% mentre i collaboratori della Gestione Separata avanzano dell'11,5%.

Rispetto al Terzo Settore, lo sport di base è quasi uno specchio rovesciato: la prevalenza dei lavoratori è di genere maschile (62,2%, contro il 72,8% di presenza femminile del Terzo Settore), l'età media scende a 39,4 anni e gli under 35 coprono il 45,6% delle posizioni. Ma il dato che definisce davvero il comparto è contrattuale: il 98,1% degli sportivi dilettanti lavora come collaboratore della Gestione Separata, e solo l'1,5% ha un contratto a tempo indeterminato.

Terzo Settore e sport dilettantistico a confronto, anno 2025

Terzo Settore e sport dilettantistico a confronto, anno 20250%25%50%75%100%72,8%37,8%Quota di donne29,4%45,6%Under 355,5%98,1%Collaboratori gestione separata
  • Terzo Settore (855.887 lavoratori)
  • Sport dilettantistico (70.662 sportivi)

Articolo di

Italia non profit

Profilo LinkedIn

Bio

Dal 2016 costruiamo connessioni di valore e alleanze strategiche per l’economia sociale. Promuoviamo conoscenza diffusa al servizio del bene comune e dell’innovazione del comparto. Lo facciamo attraverso dati proprietari e aggregati, infrastrutture e strumenti digitali, iniziative di rilevanza nazionale.

Visita la pagina chi siamo

Glossario

RUNTS - REGISTRO NAZIONALE UNICO DEL TERZO SETTORE
Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) è uno strumento fondamentale di conoscenza degli enti non profit in quanto riporterà alcune loro informazioni di base e consentirà a chiunque di sapere se un'organizzazione ha determinate caratteristiche.
IMPRESA SOCIALE
Forma imprenditoriale con finalità di interesse generale, l'unica categoria di ETS che può distribuire utili entro vincoli stretti. Comprende le cooperative sociali e le società con qualifica di impresa sociale.
COLLABORATORE DELLA GESTIONE SEPARATA
Lavoratore che presta la propria attività con un rapporto di collaborazione (coordinata e continuativa, a progetto, o carica elettiva) anziché con un contratto di lavoro dipendente, iscritto alla Gestione separata INPS.
PART TIME INVOLONTARIO
Lavoro a tempo parziale svolto non per scelta ma per assenza di alternative a tempo pieno; è un fenomeno particolarmente diffuso tra le lavoratrici del Terzo Settore.
RETRIBUZIONE MEDIANA
Il valore che divide i lavoratori in due gruppi uguali: metà guadagna più di questa soglia, metà guadagna meno. A differenza della media, non risente dei valori estremi.
UNIEMENS
Il flusso telematico obbligatorio che ogni azienda invia mensilmente all'INPS con i dati retributivi e contributivi dei propri dipendenti; è una delle fonti primarie di questa infografica.
CCNL COOPERATIVE SOCIALI
Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro che regola il rapporto di lavoro nelle cooperative sociali, rinnovato di recente; non copre però tutti gli altri soggetti del Terzo Settore, per i quali il quadro contrattuale resta frammentato.
RASD - REGISTRO NAZIONALE DELLE ATTIVITÀ SPORTIVE DILETTANTISTICHE
Il registro pubblico che certifica la natura dilettantistica di associazioni e società sportive, subentrando al vecchio registro CONI. L'iscrizione è la condizione per accedere alle agevolazioni fiscali e contributive del settore. È lo strumento che rende oggi misurabile il lavoro nello sport di base, come il RUNTS lo è per il Terzo Settore.
SPORTIVO DEL SETTORE DILETTANTISTICO
La figura di lavoratore introdotta dalla riforma del lavoro sportivo entrata in vigore nel luglio 2023: atleti, allenatori, istruttori, preparatori e le altre figure tesserate che svolgono attività sportiva dietro corrispettivo per un ente iscritto al RASD. Si distingue dagli altri lavoratori dello stesso ente, impiegati in funzioni amministrative e gestionali o titolari di cariche elettive, che restano fuori da questa classificazione.
LOW PAY (LAVORO POVERO)
La condizione di chi percepisce una retribuzione inferiore ai due terzi della retribuzione mediana. È l'indicatore usato da OCSE ed Eurostat per misurare la bassa retribuzione: si costruisce sulla mediana e non sulla media proprio perché quest'ultima è spinta verso l'alto dai redditi più elevati e restituirebbe una soglia più alta del reale. In questa infografica è applicato alle retribuzioni annue lorde.

Metodologia

I dati presentati in questa infografica provengono da molteplici fonti. La fonte principale è data dal paragrafo 1.2.3 "Il Terzo Settore e lo Sport dilettantistico" del Rapporto Annuale XXV, Luglio 2026 di INPS, scaricabile gratuitamente e liberamente cliccando qui.

I dati del 2024 sono ripresi dal capitolo "L'occupazione negli Enti del Terzo Settore" del Terzjus Report 2025, realizzato a cura di Luigi Bobba (Fondazione Terzjus ETS), Maria Luisa Gnecchi (INPS) e Claudio Gagliardi (Comitato scientifico Fondazione Terzjus), con elaborazioni statistiche di Michele Zanella e Cristiano Caltabiano. Il capitolo nasce dalla collaborazione tra INPS e Fondazione Terzjus e incrocia i dati anagrafici degli ETS iscritti al RUNTS al 31 dicembre 2024 con i dati amministrativi INPS (Archivio Uniemens) sui lavoratori occupati presso i medesimi enti.

LINK: Terzjus Report 2025

La soglia del lavoro povero compare nel paragrafo dedicato alle retribuzioni. È un'elaborazione, non un dato pubblicato dall'INPS. La soglia è stata calcolata secondo la definizione OCSE-Eurostat di low pay e corrisponde a due terzi della retribuzione mediana annua lorda dei dipendenti pubblici e privati, esclusi domestici e operai agricoli, pari a 24.432 euro nel 2025 (INPS, XXV Rapporto annuale, Tabella 1.31, p. 97). La soglia risulta quindi di 16.288 euro. Per le finalità di calcolo si utilizza la mediana e non la media perché la media delle retribuzioni è tirata verso l'alto dai redditi più elevati, mentre la mediana descrive il lavoratore che sta a metà della scala. Nel 2025 la media dei dipendenti italiani è 27.649 euro contro una mediana di 24.432, oltre 3.200 euro di scarto, con un rapporto media/mediana di 1,132 in crescita rispetto al 2019 per effetto della maggiore dispersione salariale. Costruita sulla media, la soglia salirebbe a 18.433 euro: oltre 2.100 euro più alta solo perché un gruppo ristretto di retribuzioni molto elevate sposta il baricentro. Per questo OCSE ed Eurostat costruiscono l'indicatore sulla mediana, che è robusta ai valori estremi e identifica la condizione tipica. Per l'elaborazione del grafico come base si è scelta la mediana dell'intera platea dei dipendenti e non quella dei soli lavoratori a tempo pieno per tutto l'anno, pari a 34.070 euro, che porterebbe la soglia a 22.713 euro. La prima è la più prudente delle due ed è omogenea con i dati del Terzo Settore, che comprendono part-time e rapporti discontinui: applicare una soglia costruita su tempi pieni a retribuzioni in larga parte a orario ridotto avrebbe amplificato artificialmente il divario.

Due avvertenze di lettura. La soglia è costruita su una mediana, mentre i valori del Terzo Settore sono medie, perché il rapporto non pubblica la mediana di settore: il confronto è conservativo, dato che la mediana del Terzo Settore sarebbe con ogni probabilità inferiore alla sua media. Inoltre sulle retribuzioni annue del settore incide l'ampia diffusione del part-time, che riguarda il 64% degli occupati.

Infine per i dati sul mondo sportivo il grafico finale mette a fianco due platee distinte: gli 855.887 lavoratori degli enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS e i 70.662 lavoratori classificati come "sportivi del settore dilettantistico" negli enti iscritti al RASD. Questi ultimi sono un sottoinsieme dei 114.969 occupati complessivi del comparto sportivo dilettantistico: le altre 44.307 posizioni comprendono cariche elettive e rapporti di natura amministrativo-gestionale, escluse qui perché non riferibili all'attività sportiva in senso proprio. La voce "Collaboratori Gestione Separata" indica la quota di lavoratori inquadrati con questa forma contrattuale sul totale della rispettiva platea. L'età media è di 43,3 anni nel Terzo Settore e di 39,4 nello sport dilettantistico. I dati sugli enti sono aggiornati al 31 dicembre 2025 e riguardano i soli enti che hanno occupato lavoratori con almeno un contributo versato nell'anno. Fonte: elaborazione su INPS, XXV Rapporto annuale, 2026, Tabelle 1.8, 1.11 e 1.12; dati RUNTS e RASD resi disponibili in collaborazione con Fondazione Terzjus.