Imprese sociali nel RUNTS: il 14% degli enti, metà degli affidatari di appalti pubblici del Terzo Settore
I dati del RUNTS aggiornati al 2 ottobre 2026, incrociati con gli archivi ANAC e OpenCUP, restituiscono una sezione di medie dimensioni che però intercetta 18,1 miliardi di euro di contratti pubblici. L'impresa sociale italiana si conferma come fornitore della pubblica amministrazione.
La sezione Imprese sociali del RUNTS raccoglie 21.919 enti attivi, il 14,3% dei 153.005 enti del Terzo Settore iscritti e non cancellati. È la terza sezione per numerosità, molto distante dalle associazioni di promozione sociale (APS) e dalle organizzazioni di volontariato (ODV), che insieme valgono quasi tre quarti del Registro (73,2%).
La proporzione si rovescia appena si guarda a chi lavora su contratto pubblico. Delle 14.772 organizzazioni del Terzo Settore che risultano affidatarie di almeno un appalto, 7.258 stanno in questa sezione: il 49,1%. Il peso cresce ancora se si contano i contratti e gli importi: alle imprese sociali va l'81,2% dei contratti attribuiti al Terzo Settore e l'86,9% dell'importo certo complessivo.
| Sezione RUNTS | Enti (v.a.) | Con almeno un appalto (v.a.) |
|---|---|---|
| Associazioni di promozione sociale | 72.932 | 3.593 |
| Organizzazioni di volontariato | 39.122 | 1.687 |
| Imprese sociali | 21.919 | 7.258 |
| Altri enti del Terzo Settore | 18.181 | 2.215 |
| Enti filantropici | 631 | 19 |
| Società di mutuo soccorso | 203 | 0 |
| Sezione non attribuita | 17 | 0 |
| TOTALE | 153.005 | 14.772 |
Nota: i 17 enti senza sezione sono quelli per cui la scheda RUNTS acquisita non riporta la sezione di iscrizione; in gran parte sono reti associative nazionali.
Un'impresa sociale su tre lavora su appalto pubblico
Il 33,1% delle imprese sociali risulta affidatario di almeno un contratto pubblico. Tra le APS la quota è del 4,9%, tra le ODV del 4,3%. Detto in altro modo: un'impresa sociale su tre lavora su appalto, tra le APS una su venti.
I contratti attribuiti alle imprese sociali sono 108.178, corrispondenti a 100.462 CIG distinti: nei raggruppamenti di imprese lo stesso CIG compare una volta per ciascun aggiudicatario. I 18,1 miliardi di euro sono la somma dei soli 90.221 contratti con importo certo. Altri 17.601 contratti hanno solo un importo stimato (la quota del lotto divisa per il numero di aggiudicatari, una convenzione di attribuzione e non un dato) e 356 sono stati messi da parte per anomalie nell'importo: non entrano nei 18,1 miliardi, che sono quindi un limite inferiore.
A questo si aggiungono i progetti di investimento pubblico. 10.100 imprese sociali, il 46,1% della sezione, compaiono in OpenCUP come beneficiarie o titolari di almeno un progetto (anche revocato o collegato). Considerando insieme appalti e progetti, 12.301 imprese sociali, il 56,1% della sezione, compaiono in almeno uno dei due archivi; 5.057 compaiono in entrambi. Più di una su due compare quindi in almeno uno dei due archivi, per appalto o per progetto.
Il dato sulla modalità di affidamento merita attenzione. Il 76,9% dei contratti delle imprese sociali (83.201 su 108.178) è un affidamento diretto, cioè senza gara; il 12,1% è una procedura competitiva, il 9,0% una procedura negoziata, il 2,0% rientra in altre procedure. Calcolando la quota per ogni ente e poi la media, l'affidamento diretto pesa in media l'80,4%. Il valore è però il risultato di un cambio di regime: nel 2021 gli affidamenti diretti erano il 36% dei contratti, nel 2024 l'85%, nel 2025 l'87%, e nello stesso passaggio i contratti presenti in archivio salgono da circa 8.000 a oltre 33.000 all'anno. Il salto coincide con la piena applicazione del nuovo codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023) e con l'obbligo, dal 1° gennaio 2024, di ottenere il CIG tramite piattaforme digitali certificate, che porta nella banca dati ANAC molti più affidamenti di importo contenuto. Per questo i tre anni dal 2024 al 2026 (il 2026 è parziale) concentrano il 76,8% di tutti i contratti: la quota del 76,9% descrive soprattutto il regime attuale e non va confrontata con il passato.
5x1000: si accredita un'impresa sociale su quattro
Quanto pesa il 5x1000 per un'impresa sociale? Molto meno di quanto pesi per il resto del Terzo Settore.
Sono accreditate nel RUNTS 5.465 imprese sociali su 21.923: una su quattro (24,9%). Tra le ODV lo sono 26.755 enti su 39.122 (68,4%), tra le APS 36.135 su 72.932 (49,5%).
Il 5 per mille agli enti del Terzo Settore è regolato dal D.lgs. 111/2017 e dal D.P.C.M. 23 luglio 2020. Possono accedere gli enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, comprese le cooperative sociali, ma sono escluse le imprese sociali costituite in forma di società (art. 1, comma 1, lettera a, del D.P.C.M.). Nella sezione questo significa che srl, spa e società di persone restano fuori per definizione, e alla lettera anche le cooperative che hanno la qualifica di impresa sociale senza essere cooperative sociali, mentre restano ammesse le cooperative sociali e le imprese sociali costituite in forma di associazione o fondazione.
Il RUNTS non permette di separare le cooperative sociali dalle altre società cooperative: assumendo che tutte siano cooperative sociali, la base teoricamente ammissibile è di 19.924 enti (19.574 società cooperative, 211 associazioni, 138 fondazioni e un ente religioso) e gli accreditati al suo interno sono 5.312, il 26,7%. È un'ipotesi: ogni cooperativa non sociale presente nella sezione restringe la base e fa salire la quota.
Dentro la base le componenti si comportano in modo diverso. Le società cooperative si accreditano nel 26,4% dei casi, le associazioni, le fondazioni e l'ente religioso nel 43,7% dei casi (su 350 enti). Il dato suggerisce che la propensione ad accreditarsi segue la forma giuridica di origine più della sezione di iscrizione.
Nove imprese sociali su dieci sono società cooperative
Imprese sociali attive nel RUNTS per forma giuridica (%). Estrazione al 2 ottobre 2026
Il d.lgs. 112/2017 ha riscritto la disciplina dell'impresa sociale: già il d.lgs. 155/2006 consentiva di assumere la qualifica a tutti gli enti privati, società comprese, ma la riforma ha ampliato le attività di interesse generale (da 11 settori a 22 attività), ha consentito la distribuzione di una quota degli utili e ha stabilito che le cooperative sociali sono imprese sociali di diritto. Quasi cinque anni dopo l'avvio del RUNTS, operativo dal 23 novembre 2021, lo stock resta a grande maggioranza cooperativo, per l'89,3%. Le cooperative sociali sono imprese sociali di diritto: sono iscritte d'ufficio dalle Camere di commercio nella sezione speciale del Registro delle imprese e da lì sono state riversate, il 21 marzo 2022, nella sezione “d” del RUNTS. Questo continua a determinare la fisionomia della sezione.
Il confronto con la rilevazione Unioncamere del 2022 chiarisce cosa è successo e cosa no. Al 19 aprile 2022, tra le imprese sociali iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese prima del 20 luglio 2017, data di entrata in vigore del d.lgs. 112/2017, le cooperative erano il 97,1% (15.781 su 16.249). Tra le 3.438 "nuove" imprese sociali costituite o qualificate dopo quella data la quota scendeva al 75,3%, e tra gli 80 nuovi ingressi dei primi mesi del 2022 le società di capitali arrivavano al 55%, contro il 24,3% del 2021. L'apertura è quindi reale e pesa soprattutto sui flussi. Tra le 4.165 imprese sociali oggi attive iscritte alla sezione d dal 1° gennaio 2023 al 1° ottobre 2026, le non cooperative sono 897, il 21,5%, contro il 10,7% dell'intero stock: 2.349 enti.
Il confronto con lo stock del 2022 va letto con cautela: il Quaderno di Terzjus conta anche le imprese inattive e il perimetro è il Registro delle imprese, non il RUNTS.
Nuove iscrizioni alla sezione d del RUNTS per anno e forma giuridica. Estrazione al 2 ottobre 2026
| Anno di iscrizione alla sezione | Imprese sociali iscritte | di cui non cooperative |
|---|---|---|
| 2022 (di cui 15.856 il 21 marzo, riversamento dal Registro delle imprese) | 17.758 | 1.452 |
| 2023 | 971 | 232 |
| 2024 | 1.496 | 194 |
| 2025 | 867 | 206 |
| 2026 (fino al 1° ottobre) | 831 | 265 |
Imprese sociali attive nel RUNTS, società cooperative e altre forme giuridiche a confronto. Estrazione al 2 ottobre 2026
| Indicatore | Società cooperative | Altre forme |
|---|---|---|
| Enti (%) | 89,3 | 10,7 |
| Costituite dal 2017 (% sugli enti con anno di costituzione noto) | 29,3 | 59,7 |
| Con almeno un appalto (% sul gruppo) | 34,2 | 23,8 |
| Con progetti OpenCUP (% sul gruppo) | 46,8 | 40,1 |
| Accreditate al 5x1000 (% sul gruppo) | 26,4 | 13,0 |
Nota: «altre forme» comprende tutte le imprese sociali che non sono società cooperative: srl (1.487), altre forme (512), associazioni (211), fondazioni (138) ed enti religiosi (1), per un totale di 2.349 enti.
Le due popolazioni non si comportano allo stesso modo. Le società cooperative sono più anziane, più presenti sugli appalti e concentrano il 96,3% dell'importo certo attribuito alle imprese sociali. Le altre forme sono più giovani, con quasi sei enti su dieci (59,7%) costituiti dal 2017 in poi, e hanno per ora un profilo economico più leggero.
La polarizzazione esiste, ma non arriva dalle Isole
Imprese sociali attive nel RUNTS per regione (valori assoluti). Estrazione al 2 ottobre 2026
In valore assoluto la Sicilia guida con 3.500 imprese sociali, davanti a Lombardia, Campania, Lazio e Puglia. Sono le stesse cinque regioni che già prima della Riforma guidavano la graduatoria delle imprese sociali, anche se in un ordine un po' diverso (Sicilia, Campania, Lombardia, Puglia e Lazio nella rilevazione Unioncamere del 2022), e l'ordine di oggi è quello che il Rapporto Unioncamere sul RUNTS già registrava a fine 2023 (Sicilia 3.199, Lombardia 2.949, Campania 2.947, Lazio 2.467, Puglia 2.187). Una lettura plausibile, che questi dati non permettono di verificare, la collega alla lunga storia della cooperazione sociale meridionale, cresciuta sull'esternalizzazione dei servizi socio-assistenziali.
Il quadro cambia se si guarda alla quota di imprese sociali non cooperative sul totale regionale, l'unico indicatore normalizzato disponibile su questa base dati. Qui in testa non c'è nessuna delle grandi regioni per numerosità: Liguria 18,4%, Toscana 17,0%, Piemonte 17,0%, Umbria 15,7%, Veneto 14,1%. In fondo alla graduatoria la Sicilia, con il 3,8%, e la Sardegna, con il 4,5%. Per aree geografiche la quota è del 15,2% nel Nord-Ovest, del 13,8% nel Centro, dell'11,9% nel Nord-Est, del 10,5% nel Sud e del 4,0% nelle Isole: la distanza più netta non è fra Nord e Sud ma fra Isole e resto d'Italia.
La Lombardia è il caso che tiene insieme le due letture: ha il maggior numero assoluto di imprese sociali non cooperative, 381, ma con una quota del 14,0% resta sotto Liguria, Toscana, Piemonte, Umbria e Veneto. Anche la Campania è allo stesso livello (13,9%, 354 enti): il Sud non è omogeneo.
Quota di imprese sociali non cooperative sul totale regionale (%). Prime e ultime cinque regioni. Estrazione al 2 ottobre 2026
| Regione | Non cooperative (%) | Non cooperative (v.a.) | Imprese sociali (v.a.) |
|---|---|---|---|
| Prime 5 | |||
| Liguria | 18,4 | 98 | 532 |
| Toscana | 17,0 | 146 | 857 |
| Piemonte | 17,0 | 188 | 1.104 |
| Umbria | 15,7 | 55 | 351 |
| Veneto | 14,1 | 146 | 1.032 |
| Ultime 5 | |||
| Molise | 7,4 | 14 | 190 |
| Abruzzo | 6,7 | 29 | 432 |
| Calabria | 5,5 | 49 | 886 |
| Sardegna | 4,5 | 60 | 1.345 |
| Sicilia | 3,8 | 132 | 3.500 |



